In memoria di Ayrton Senna dopo 22 anni

Non era mai più successo da quel drammatico 1994. La Formula 1 non era più scesa in pista il primo maggio. Data che segna una delle pagine più nere della storia dello sport. Esattamente 22 anni fa la rottura del piantone dello sterzo al GP di Imola consegnava all’eternità il mito di Ayrton Senna. E da allora è nata un’altra F.1.

SICUREZZA — La recente morte di Jules Bianchi è l’unica tragedia da segnalare dopo quel 1 maggio del 1994, causata purtroppo anche dalla presenza sul circuito giapponese di un mezzo di soccorso nel posto sbagliato. In 22 anni di corse a velocità sempre maggiori, abbiamo assistito increduli a botti pazzeschi con macchine distrutte e protezioni divelte, ma con il pilota sempre illeso. Dalla morte del campione brasiliano si sono infatti messe in atto misure di prevenzione inimmaginabili, grazie alle quali sbattere a 300 all’ora non è più un incubo. Anche con la morte, Ayrton ha lasciato un segno.
MITO — Sapeva di essere il più forte. Anche se ora doveva condividere la ribalta con il giovane Michael Schumacher, l’unico in grado di dargli veramente fastidio dopo i grandi duelli con Alain Prost. Ma Senna era
l’interprete massimo della F.1 di quell’epoca: svettava per talento, coraggio, strategia, velocità. Un mito in pista per le imprese e per le vittorie, non solo perché la morte se l’è portato via a 34 anni.
LE IMPRESE — Il suo mito trae alimento delle gesta in pista, dalle vittorie, dalle imprese, alcune davvero leggendarie. La prima è al GP di Monaco del 1984, Senna guida una Toleman niente affatto competitiva ma a Montecarlo compie sorpassi su sorpassi sotto la pioggia. Pista scivolosa, al limite dell’impraticabile, ci sono alcuni incidenti. Senna passa Prost e balza in testa, ma la direzione gara chiude il GP per questioni di sicurezza, vale la classifica al giro precedente, vince il francese. Ma per Senna è una vittoria morale. In Portogallo nel 1985 è sulla Lotus, conquista prima pole e prima vittoria (con giro veloce). Due anni dopo diventa il re di Montecarlo, è la prima delle sei vittorie colte nel Principato. Nell’88 passa alla McLaren e, a Imola, batte subito il compagno Prost. Inizia una rivalità che non risparmierà colpi bassi. Come quando il francese chiude la traiettoria e provoca un contatto in Giappone nell’89: il brasiliano perderà il secondo mondiale. Ma gli restituirà il favore l’anno dopo, quando Prost è alla Ferrari e il brasiliano si dimenticherà di frenare alla prima curva. Senna vincerà in totale tre Mondiali e 41 GP. C’è chi ha fatto di più, ma lui lo ha fatto meglio.
INQUIETUDINE — A Imola, quel 1 maggio del 1994, non è il solito Senna. Crede molto in Dio, prega spessp e si chiude in se stesso. Ma credeva anche in quella Williams, tanto desiderata, che invece non gli sta dando le certezza in cui sperava. C’è anche il sospetto che Schumacher gli stia davanti perché la Benetton ha un controllo di trazione proibito dai regolamenti, che però sfugge a ogni verifica. E poi ci sono stati gli incidenti di Rubens Barrichello al venerdì, fortunatamente illeso, e quello mortale il sabato, in cui perde la vita il giovane austriaco Roland Ratzenberger. Ma il weekend tragico non è ancora finito. Il primo via del GP di San Marino è un caos. C’è una collisione a metà gruppo, una ruota vola in tribuna, si sfiora un altro drammo. Safety Car, si riparte e Senna scatta di nuovo davanti. Ha la visuale libera, è lui a dettare il ritmo. L’aria è pulita, non ci sono scarichi di altre macchine a sporcarla. Finalmente Ayrton si sente scivolare via ogni scoria e ogni dubbio. Non gli resta che tirare di più, facendo il vuoto. Ma il suo tempo è scaduto. Sono le 14.17 di 22 anni fa. Sembra oggi.
Fonte: Gazzetta Dello Sport

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